
Crash è un romanzo del 1973 dello scrittore britannico J.G. Ballard (Shangai, 15 novembre 1930 – Shepperton, 19 aprile 2009) diventato il punto di partenza della letteratura postmoderna.
Un unico tema narrativo: la perversione. Per dirla in maniera fine lo scopo dei protagonisti di Crash è quello di capire come il corpo umano è modificato dalla tecnologia, ma per essere più terra a terra sono gli incidenti, le lamiere, le cicatrici e i corpi mutilati e deformi ad eccitarli. La sofferenza e l’orrore sono il loro viagra, le cicatrici e la velocità il loro sollievo.
Ballard andando al lavoro in macchina ha un incidente e all’ospedale incontra Vaughan, una volta dottore ora semplice ossessionato. È l’inizio di un’amicizia, ma forse meglio definirlo l’inizio di una dipendenza. Il resto è solo sesso; sesso e morte, sesso e mutilazioni, sesso in macchina, sesso omosessuale, sesso adultero.
Ballard ha scritto un sfrontato, coraggioso e spesso eccessivo, quasi maniacale nella descrizione dei dettagli più scabrosi riuscendo così a fornire al lettore una perfetta descrizione della perversione, esaminandola a fondo e rendendola reale, palpabile. L’eccessivo tentativo di rendere reale la psicosi e le conseguenti centinaia di scopate descritte, purtroppo, sacrificano sull’altare votivo la trama che talvolta risulta difficile da seguire tanto si è confusi dalla kermesse sessuale dei protagonisti.
Non ci possono essere mezzi termini quando si giudica un’opera di Ballard perché egli non li ha usati quando ha scritto, o lo si ama o lo si odia. Di certo non posso dire di averlo amato, sarei bugiarda (non è mai stato tanto faticoso leggere 200 pagine), ma gli porto la riverenza dovuta ad un nemico valoroso. Rispetto la sua scrittura schizofrenica, sballottata e veloce come un automobile che sta andando fuori strada, la sua totale irriverenza nei confronti delle buone maniere e del comune contegno. Incredibilmente questi sono gli stessi motivi per cui non ho amato questo libro trovandolo limitato e, a volte, povero.
Nonostante questo bisogna rendere onore all’abilità onirica e “acida” di Ballard, che vedrei andare a braccetto con Welsh e Ginsberg.
Da questo libro David Cronemberg ha tratto il film omonimo nel 1996. Il lungometraggio si concentra su un aspetto quasi insignificante all’interno della narrazione di Ballard, l’ossessione e la messa in scena di incidenti stradali di personaggi famosi. Come spesso accade, il grande schermo riesce solo in parte a trasmettere le emozioni della pagina scritta, infatti, il film risulta troppo “sano” e, talvolta, poetico.

Autore: J. G. Ballard
Titolo: “Crash”
Titolo originale: “Crash”
Pagine: 205
Casa editrice: Feltrinelli
lafeltrinelli.it/products/9788807818059/Crash/James_G_Ballard.html
lafeltrinelli.it
it.wikipedia.org/wiki/James_Graham_Ballard