Questo libro racconta l’Olocausto da un nuovo punto di vista: quello di un nipote sulle tracce di un parente “scomparso” durante il periodo della seconda guerra mondiale. L’autore, ebreo-americano appassionato di genealogia fin dall’adolescenza, si mette alla ricerca di qualcuno che avesse conosciuto suo zio Shmiel all’incirca…sessanta anni fa. Questa sua curiosità nasce da un episodio ricorrente nella sua infanzia quando, nelle riunioni familiari, c’era sempre un qualche anziano parente che vedendolo arrivare sussurrava: “come assomiglia a Shmiel!” senza aggiungere altro e rinchiudendosi in un triste silenzio di ricordi.
Una volta adulto, insieme al fratello ed un’amica, inizia un viaggiointorno al mondo alla ricerca dei sopravvissuti di Bolechow (cittadina polacca che vide nascita e morte di quel ramo della sua famiglia) che avevano conosciuto suo zio.
Partendo da qualche logora fotografia riesce non solo a raggiungere il suo intento (scoprire come erano morti Shmiel, sua moglie e le loro quattro bellissime figlie) ma anche a scoprire come…vissero. Nel libro si alternano racconti e immagini delle persone che lo hanno aiutato a ricostruire un pezzo di storia della sua famiglia. Persone per sempre straniere nel mondo e portatrici di un sapere in via di estinzione.
Nel libro Mendelsohn aggiunge anche l’ Interpretazione di alcuni passi della Torah e fa un interessante parallelo con episodi della vita moderna, usando un “metodo di narrazione” caro a suo nonno e definito da lui “circolare”, in cui da una storia ne nasce un’altra e così via quasi all’infinito senza ricordarsi più da cosa si era partiti.
E’ quindi un libro sull’Olocausto? No. Un racconto di viaggio o di interviste storiche? No, è un’opera lunga 700 pagine che tocca molti temi ma soprattutto quello del ricordo e di come quest’azione sia fondamentale ancora oggi. Con le guerre non si perdono solamentepaesaggi, case e persone. Si perde anche qualcosa di più che è racchiuso pienamente nel titolo originale, sei di sei milioni sembra un’inezia ma per qualcuno era molto di più: era una sua famiglia.
Consigliato agli appassionati di storia.
Sconsigliato a chi cerca soluzioni all’interrogativo