In Italia il clima teso tra i lavoratori, l’acceso dibattito politico e le rivolte di piazza degli studenti sono fatti di cronaca che ultimamente sono stati equiparati agli anni di piombo, per aiutarci a non confondere le situazioni ecco un libro che ci ricorda gli stati d’animo e gli eventi che hanno caratterizzato quel periodo.
Viene rivissuta l’esperienza carceraria di Francesco, un brigatista arrestato per rapina a mano armata ai danni di una banca. Tramite il suo racconto, narrato in prima persona, possiamo addentrarci non solo nella difficile condizione di chi deve vivere una pena detentiva, ma attraverso i suoi occhi si dirada la nebbia che avvolge alcuni misteri che da sempre accompagnano il nostro paese.
Il lato umano è il padrone di tutta l’angusta scena, perché le continue vessazioni, il rancio disgustoso, i pestaggi subiti dai secondini e la diffidenza verso chiunque, tutto questo, si sopporta meglio se si è in compagnia di un amico. E qui, in prigione, il brigatista stringe un legame con un picciotto siciliano, Vincenzo Gentiluomo, sebbene antitetico per ideali, Francesco si rende conto presto che non esiste il bianco e il nero, o buono e cattivo per gli individui. In carcere non ci sono mostri, ma esseri umani che hanno sbagliato, soggetti a errori, dai percorsi di vita tortuosi. È errato pensare che il fine giustifica i mezzi. L’irreversibilità dell’omicidio accomuna così i crimini dei combattenti per la libertà ai picciotti di mafia, dimostrando come non sia possibile separare i delitti degli uni dagli altri giustificandoli con un nobile movente.
Una sottolineatura fosforescente è tracciata sul parallelismo tra realtà e idealizzazione dello scontro, ambivalente sia per la lotta all’esterno delle mura penitenziarie, che all’interno, dove nascono “segreti” comitati di resistenza, l’estremo eccesso di un carattere ribelle e sovversivo che si riconosce e continua strizzare l’occhio al concetto di rivoluzione permanente. Pare scontata l’alienazione dalla società delle brigate rosse, che si dimostrano inefficaci e impopolari nelle loro scelte di lotta, ma nonostante tutto, la paura nell’oscura regia a capo dello stato cresce ed usa ogni mezzo per fermarle, anche assoldare, tramite i servizi segreti, uomini di mafia per assassinare i suoi militanti in carcere.
Memorie che ripercorrono tutta l’escalation della violenza: dalla nascita dei primi movimenti armati con il moltiplicarsi delle sigle dove le BR sono semisconosciute, al vero e proprio fenomeno terroristico delle “nuove” Brigate Rosse che attuano un cambiamento di strategia dopo l’arresto di Curcio. Le intimidazioni, le gambizzazioni, i rapimenti, gli omicidi, fino alla vendetta con i compagni rei confessi, hanno ripercussioni disastrose per i detenuti, perché lo stato più si inasprisce il livello dello scontro più è legittimato ad usare ogni mezzo per sopraffare i suoi avversari, diventando anch’egli bestia sanguinaria.
Roberto Gugliotta e Giovanna Vizzaccaro affrontano con un taglio diverso, storie tristemente note, dove ancor più triste è che vi siano ancora zone d’ombra da svelare, e lo fanno dando voce a due detenuti realmente esistiti, ricordandoci cosa sia il rispetto per la dignità umana.