Intervista a Sacha Naspini

Uscito per la casa editrice Elliot “I Cariolanti” di Sacha Naspini si guadagna fin da subito il plauso della critica e l’appoggio dei lettori, diventando un vero e proprio libro cult. Pubblicato nella collana “Heroes”, il libro è la storia di un anti-eroe Sebastiano, spaventato in tenera età dallo spauracchio fantastico e macabro  dei Cariolanti, e delle sue avventure ai margini della Storia così detta ufficiale. Bastiano è uno “nato di traverso” e la sua vicenda comincia dal basso, da una  buca dove sopravvive grazie a terribili espedienti con il padre e la made. Rispettando l’ortodossia letteraria e il “bildungromans” ci si aspetterebbe un’elevazione morale del personaggio e invece la sua ascesa sembra non arrivare  mai,  mostrandoci l’uomo sempre più simile alla bestia, in un romanzo che ha il suo tema principale nella “fame”. Una fame che diventa cannibale e onnivora mostrandoci il dramma dell’impatto della Storia, quella con la esse maiuscola, sulla vita degli uomini semplici- infatti non a caso a tratti, Bastiano ricorda il Candido di Voltaire. Il tutto è magistralmenraccontato in una prosa claustrofobica che va a completare l’atmosfera mozza fiato del libro. Ma di seguito sarà proprio l’autore, Sacha Naspini, a confrontarsi con noi sul suo libro.

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Intervista a Sacha Naspini

Fabio: Bastiano è un antieroe, uno nato di traverso che comincia la sua avventura dal basso, dalla buca, ci si aspetterebbe un’elevazione del personaggio e invece la sua ascesa non c’è… Continua a salire di livello, ma rimane sempre “uguale”, un Candido di Voltaire, un ingenuo cinico… Quali sono le tue riflessioni su questo personaggio?

Sacha Naspini: Ciao. Bastiano mi è uscito da solo, l’ho scoperto anch’io passo passo mentre lo scrivevo. All’inizio l’idea di questo personaggio era abbastanza fumosa, l’ho tratteggiato in corso d’opera, come spesso mi piace fare. Non mi faccio dei plot, degli specchietti di riferimento, tengo tutto in testa, dove posso cancellare e correggere il tiro come e quando mi pare. Per I Cariolanti mi serviva un personaggio forte, nel senso di incisivo. Volevo scrivere una storia che non ammettesse pieghe di fraintendimento; ci sono stati alcuni momenti in cui ho dovuto prendere un po’ di coraggio di petto per non stare lì ad affondare a metà. Bastiano racchiude tutti i “simboli” del libro, credo che sia la sua forza maggiore. Nei movimenti, nelle intenzioni, nella suggestione generale. Nella voce. E volevo scrivere una storia circolare, lui che parte dalla buca e si fa la sua bella passeggiata nel mondo. Lo scheletro dello scheletro del libro è semplicissimo. Senza tanti “giochini” sui piani narrativi eccetera. Sono stato una specie di reporter, ho seguito il mio personaggio nell’arco della sua vita e gli ho scattato un po’ di foto, cambiando gli obiettivi e le angolazioni. La sua evoluzione è stata anche un po’ la mia. Bastiano impara dei codici e li usa a modo suo, in maniera totalmente trasversale.

F. : Possiamo definire il tuo libro come un romanzo sulla fame?

S.N. : La fame, sì. Quella dura e cattiva. Ma anche la fame dei sentimenti, di un posto nel mondo. Il tentativo di riempire quello strapiombo che c’è sotto il languore normale, e che in Bastiano sa tanto di buco nero.

F. : In questo libro ci proponi la tua visione della Storia, l’impatto che ha essa sull’uomo comune. La Storia è dunque Cannibale secondo te? Ha fame anche lei della vita degli uomini?

S.N. : Bastiano nasce alla fine della Prima Guerra, la sua vita – le sue istantanee – hanno una cornice precisa. La Storia è la Storia, ha i suoi movimenti. Bastiano, come tutti, è costretto ad adattarsi, perché si trova sul convoglio in marcia. Lo scenario de I Cariolanti è chiaramente importante: sarebbe stato tutto diverso se avessi trasportato la storia ai giorni nostri, per esempio. Con la guerra, la fame, la povertà, le impellenze animali ci si stringono addosso, ed era quello che cercavo io. Spogliare, togliere il superfluo, e vedere come poteva rispondere un personaggio del genere alla contingenza.

F. : La prosa, il gergo, la parlata claustrofobica che usi per sviluppare la vita di Sebastiano per caratterizzarlo… Come l’hai ricostruito? Su quali basi.

S.N. : La voce, l’accennavo sopra. Per me la voce che si usa per raccontare una storia, viene anche prima della storia stessa. Per Bastiano mi serviva un timbro istintivo, in qualche modo decostruito. Be’, in questo senso sono stato abbastanza fortunato, ce l’avevo dentro, non mi sono messo a fare prove o cose del genere. A dire la verità, di “prove” in senso stretto non ne faccio quasi mai. Comunque, in questo caso, sentivo che l’approccio di pancia funzionava bene, mi dava l’impressione di raccontare cose complicate in un modo semplice, facendo abbaiare tutto un non detto che a me premeva tenere su, nella pelle.

F. : Gran parte del libro è in discorso indiretto, o in versione epistolare, a parte gli ultimi due capitoli dove il discorso si fa diretto… Come mai questa scelta?

S.N. : In realtà gran parte del libro è in discorso diretto. Bastiano è ripreso in certi monologhi che hanno comunque un riferimento: un soldato morto, un maiale, la mamma, i contadini greci di cui non capisce una parola, il padre che lo ha chiuso in uno stanzino… Poi ci sono le “esterne”: la lettera di Sara, che lo racconta. O quelle che un deportato scrive a sua moglie lasciandole cadere dalla fessura dei vagoni a ogni stazione. Era soprattutto per dare movimento, filtrare Bastiano anche attraverso altri occhi.

F. : Progetti futuri. So che uscirà quello sui Noir Désir… Hai altra carne al fuoco?

S.N.: Sì, esce il 20 ottobre prossimo la mia monografia sui Noir Désir per Perdisa, nei Rumore Bianco, diretta da Luigi Bernardi. È stato come un viaggio raccontare questa band, l’ho fatto con la mia voce, nessun trasporto narrativo o cose del genere. Ho ripercorso la storia di questo gruppo pazzesco che amo da sempre, e che ultimamente è passato all’attenzione generale solo per la tragedia di Vilnius, con la morte di Marie Trintignant. C’è un sacco di disinformazione su questo fatto, la gente si è soffermata soprattutto sui titoloni sparati dai giornali. A parte questo, i Noir Désir sono un’altra cosa.

Nel 2011 uscirà il Best Off di Minimum Fax, dove sarò presente con il racconto “La comune dei sentimenti”. Sempre per il 2011 è prevista la pubblicazione di un’antologia importante, che però ancora non posso dire nei dettagli; lì sarò presente con il racconto lungo “Il canile”. Come purtroppo non posso dire niente dei due romanzi che, se tutto va bene, dovrebbero uscire sempre nello stesso anno.


Written by 
Fabio Izzo
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