La potenza espressiva dell’arte
Stabilire cosa è o cosa non è arte è un compito che presenta non poche difficoltà. Studiosi ed intellettuali si sono interrogati a lungo sul tema senza trovare risposte definitive e criteri assoluti su cui poter costruire un sistema di valutazione in cui le considerazioni personali e soggettive venissero meno, e lasciassero il posto a canoni universalmente applicabili.
La tendenza comune è di giudicare l’arte in base alla categoria del “mi piace”, facendo riferimento ad un giudizio spesso prettamente estetico di carattere personale e legato esclusivamente al gusto del singolo spettatore.
Di qui probabilmente deriva anche l’enorme successo delle mostre monografica sui grandi autori di epoca moderna, Caravaggio, Giotto, Michelangelo. La loro arte figurativa è facilmente apprezzabile da qualunque spettatore che ne riconosce immediatamente le qualità formali, la straordinaria capacità pittorica e l’adesione al “vero”, richiamando il concetto di “bello” elaborato nell’antichità che si basava sulla proporzione, sull’appropriata disposizione delle parti e sull’armonia.
Una prima teoria delle arti liberali e del bello fu elaborata da Baumgarten nel suo trattato sull’estetica, definita da lui come la scienza della conoscenza sensitiva. Non più dunque un giudizio basato su caratteristiche prettamente tecniche ma affidato ad una conoscenza mediata dalle sensazioni e dai sensi.
La consapevolezza dell’arte come qualcosa che va al di là della tecnica, intesa come Τέχνη ossia la capacità umana di fare un qualsiasi oggetto nella conoscenza delle regole, contribuì progressivamente a separare la figura dell’artigiano da quella dell’artista, affidando a quest’ultimo un ruolo sociale superiore come colui capace di materializzare un’idea e veicolare un messaggio.
La nascita di nuove forme di espressione come la fotografia, l’architettura, il design ed il cinema ha contribuito in maniera definitiva a mettere in crisi un sistema di valori ed un concetto di bello non più applicabile alla realtà esistente e riduttivo dinnanzi alla complessità di un universo tanto mutato rispetto a quello dell’antichità.
Il ‘900 è stato dunque il secolo della velocità, dei cambiamenti, delle innovazioni tecniche, del rinnovamento culturale e sociale non solo locale ma globale, fattori che hanno determinato l’abbandono dell’idea di una definizione onnicomprensiva di arte e di opera d’arte, a favore di un concetto aperto, in cui tutte le possibili definizioni dell’arte confluiscono.
Una realtà tanto complessa ed articolata ha indubbiamente richiesto agli artisti uno sforzo superiore, una capacità di adattarsi per cogliere i molteplici aspetti e le variegate sfaccettature del mondo circostante. Ciò è evidente sia per le arti visive sia per l’architettura, dove si è generata una commistione di arti che ha portato alla nascita di nuove forme di espressione come le installazioni o ad una fusione tra scultura ed architettura.
Non è un caso che quelle arti già nate per contenere al loro interno differenti discipline artistiche, come il cinema, unione di fotografia, scenografia, immagini , musica etc abbiano, a mio avviso, dimostrato una straordinaria forza espressiva e una costante crescita valoriale.
Non si può dire lo stesso per le arti visive propriamente dette per le quali si è ravvisata una generale involuzione ed una perdita di identità, forse correlata ad una volontà di semplificare esageratamente la realtà circostante con risultati dal dubbio valore e dalla difficile interpretazione.
Per l’architettura il discorso risulta probabilmente ancora più complesso, dovendo essa avere non solo qualità estetiche ma anche funzionali, esprimere armonia e soddisfare esigenze pratiche.
Tornando alla domanda iniziale, al quesito cosa è o cosa non è arte, la risposta è, a parer mio, da ricercarsi nella qualità e nella potenza espressiva del messaggio che l’opera d’arte è capace di veicolare. Tanto più efficacemente e tanto più prepotentemente il messaggio arriverà allo spettatore tanto più l’opera d’arte sarà stata capace di assurgere ad una dimensione sociale ed estetica superiore.
L’artista è colui che, distinguendosi dall’artigiano, si dimostrerà in grado di dominare i molteplici aspetti di cui l’opera artistica si compone e di tradurli armonicamente in un linguaggio dalla straordinaria capacità comunicativa. Tale processo può avvenire, secondo me, sia a livello conscio che inconscio, così come coinvolgerà lo spettatore a più livelli percettivi.
Non tutti, tuttavia, saranno in grado di coglierne il messaggio, la cui qualità dipende non solo dall’artefice ma anche dal destinatario. La cosiddetta universalità dell’arte è pertanto forse un’utopia. L’arte rimane probabilmente un mondo accessibile a quei pochi dotati dei mezzi necessari per scavare oltre la superficie.
In quest’ottica adottare efficaci politiche culturali ed avvicinare i giovani all’arte rendendola accessibile e fruibile risulta un dovere e non un accessorio. L’arte svolge una funzione sociale fondamentale non solo per il bello di cui è capace di circondarci ma soprattutto per l’alto valore morale del suo messaggio.
Pensiamo ad una foto di Cartier-Bresson, al momento decisivo racchiuso al suo interno, alla potenza dell’immagine, nulla è troppo o troppo poco, perfetta nella sua semplicità e prepotente la sua capacità comunicativa, apre gli occhi e la mente e ci rende consapevoli di ciò che forse abbiamo sempre inconsciamente visto e percepito.
È allora che l’arte si realizza e noi restiamo in silenzio ad ammirare.
Alice Nastri
23 giugno 2010